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Maurizio Aleo è nato a Torino nel MCMLXXVI, sotto gli auspici astrali di Marte e da una genealogia integralmente sicula. Dopo la Laurea al DAMS in Teoriche teatrali ha proseguito in modo pindarico il suo cursus studiorum con un Dottorato di Ricerca inerente le problematiche della “voce” a livello comparatistico tra Filosofia, Scienze della Antichità e Storia delle Religioni. Appassionato di cultura classica e tardoantica, sin dai primordi della adolescenza scrive in poesia inseguendo la propria Sehnsücht con stile enfatico e personalissimo. Formatosi teatralmente lungo un variegato percorso (R. Cuppone, F. Kahn, B. Navello, Remondi & Caporossi, Stalker Teatro, Marcido Marcidorjs), da alcuni anni segue il Maestro Paolo Zaltron in canto corale e Stefania Lo Maglio in danza butoh. Collaboratore delle iniziative di Torino Poesia, ha partecipato a numerosi eventi con proprie creazioni e performances poetico-musicali (Biennale Giovani Artisti del Mediterraneo - BIG OFF 2000; Poeti in Aia - Carignano 2000-2006; Differenti Sensazioni XVI ed. - Biella 2003; Colorare Torino - C.A.S.T. 2003; Giornata Mondiale della Poesia” - Torino 2004; Omaggio ad Augusto Blotto, Festival Torino Poesia I ed. - Teatro della Caduta, Torino 2006; « O’ » di Jazz, con il quartetto Fotogrammi, Fiera della Parola IV ed. - Ivrea 2007). E' incluso nell'antologia Le carte tatuate. Dieci poeti torinesi, Edizioni Torino Poesia, 2007. Talvolta si fa soprannominare Momò, ma in pochi sanno il perché. Non ha ancora individuato quale oracolo possa presagirgli cosa farà entro il tramonto. Ma così rincara: Ora, lege, lege, lege, relege, labora et invenies. ...............
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.......... Luna!
meta dei cuori insalubri Candelabro
de le sempre e nuove nuvole Valvola
tra i labbri del mio siero sguardo Cicatrice-lapsus-rivoltella
ai sogni Camaleonte
di schiere ancora reduci Lembo
di ciniglia o ciuffo d'edera Rilucente
edicola che l'accidia rosica Vestaglia
sarmatica, amante scalfita Rogo
arido che l'aurora assidera Ecatombe
d'ore umànee - un eccidio d'astri. Nel
tuo addio clavicolare di me in esilio
ai gesti odierni, ancora tu mi
edulcori l'insonnia in asse alle vicariali
provvigioni che da sé, io mi
ammasso; sì, mi esoneri tu con l'eccipiente
verticale che mi collassa indomito
sul laido cuscino a lastrico, e
non mi svicolo dal grand'intarsio d'ombre
che la faccenda di là dai vetri
erige clamorosamente adorna:
Come
un uncino, questa tempesta pitagorica
del suono, come una indole - ancora, d i n o t t e a s s e d i a m i. .. .. .. .. .. .. |
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