Tiziano Fratus (1975) è un Uomo Radice. E' cresciuto nella pianura della bassa bergamasca, vicino al fiume Serio, dialogando fino a otto anni con insetti, pesci e anfibi; ha trascorso l'adolescenza in provincia di Alessandria, fra la valle Bormida e l'Appennino Ligure; attualmente vive ai piedi delle alpi Cozie, in Val Sangone vicino ai laghi di Avigliana, con cinque gatti ed una colonia di pipistrelli nel sottotetto. Fra i suoi libri pubblicati in Italia si ricordano Il Molosso, Il Vangelo della Carne, La staticità dei pesci martello, Una stanza a Gerusalemme, Il respiro della terra; Nuova Poesia Creaturale, fra quelli pubblicati all'estero A Inquisiçao (Lisbona), A Room in Jerusalem (Brooklyn), Double Skin (Singapore), Poèmes chuchotes sur la berge du Po (Lugano), 5PX2 (Edimburgo). Recentemente è stata pubblicata la prima selezione antologica della sua poesia negli Stati Uniti, Creaturing (Marick Press, Grosse Pointe / Detroit), nella traduzione di Francesco Levato, executive director del Poetry Center di Chicago, presentandola in diverse università americane e in città quali New York, Chicago, Minneapolis, San Diego, Santa Cruz e Detroit. Sue poesie sono uscite sulle pagine di riviste nazionali ed internazionali in sedici paesi del mondo. Sta lavorando al progetto Homo Radix che prevede l'allestimento di esposizioni fotografiche di alberi centenari e monumentali e l'uscita del libro Appunti per un cercatore di alberi. Ha in cantiere un nuovo libro di poesie, L'Ulmeta (poesie luterane). Ama leggere i romanzi di Jean Giono, crede in una "scrittura ambientale" e ritiene la poesia un prodotto della terra.  

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scheda esposizione

galleria fotografica «La Stampa»

conversazione

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«La poesia di Tiziano Fratus emoziona per la sua capacità di incorporare i più diversi frammenti di vita» (Giovanni Tesio - Tutto Libri)

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«Fratus in questo dimostra davvero un'efficacia degna di nota, incolla il lettore alla parola, pesa tutto e "non butta via niente" [...] Poeta delicato e netto, apocalittico e sottile, Fratus si conferma come una delle migliori voci che queste ultime generazioni hanno saputo produrre» (Matteo Fantuzzi - La Voce di Romagna)

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«Tiziano Fratus is a passionate poet with a clear, distinct voice and a keen awareness that history opens the door of our future» (Sam Hamill - Poets Against War)

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«Fratus' poetry explore what it means to be a young Italian poet today in the shadow of historical, cultural, and traditional forces» (Francesco Levato - The Poetry Center of Chicago)

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«Un'urgenza non comune e una fiducia senza riserve nella poesia guidano la scrittura di Fratus, una scrittura che non risparmia le proprie energie» (Antonello Borra, University of Vermont)

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«There is no question, this is an important collection and a most impressive and accomplished translation» (Malena Mörling - University of North Carolina)

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«Tiziano Fratus is a storyteller, and a very compassionate one at that. His books, although structured as collections of poems, have the narrative interest and scale of novels. He has an uncanny, instinctive way of entering other lives, and this is what gives his writing its amazing detail» (Mani Rao - University of Nevada)

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«La volontà - titanica, consapevolmente velleitaria - di abitare e possedere il mondo mediante una scrittura smisurata e onnivora, capace di esplorare ogni riposta piega» (Roberto Rossi Precerutti)

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«Il molosso di Tiziano Fratus rappresenta un momento importante nella nuova poesia italiana, un momento di svolta e insieme di ritorno» (Roberto Mussapi)

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«Un gesto di nuova avanguardia che intende conciliare l'arte e la vita» (Diego Bentivegna - Viaggio in Italia)

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«But what strikes me most about this book is how humane it is, how interested in human moments, details of our existence, its pains and its laughs [...] America needs this voice that tells the truth without patronizing and does so in a lyric that is memorable and sparkling. That this lyric is available to us now in English in beautiful translation is a cause for celebration» (Ilya Kaminski - San Diego State University / Poetry International)

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«Leggo (o rileggo) Il molosso con molta ammirazione per la ricchezza di invenzioni e descrizioni e visioni e per il ritmo originalissimo al tempo stesso ampio e armonioso» (Giorgio Bàrberi Squarotti)

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«Il poeta, con una straordinaria capacità descrittiva, riesce a far comparire dinanzi agli occhi e nell'animo del lettore le pieghe della terra, le striature delle foglie, gli echi e i suoni della natura» (Paola Tesio - Luna Nuova)

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«Compie a bigger splash, una spruzzata massima che nasconde il tuffatore che si inabissa nella piscina» (Sandro Gros-Pietro - Vernice)

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«Poema di un Whitman italiano, fluviale, navigabile a tratti con fatica. Tutt'altro che "poetese" e ombelicale, poema dell'anima sociale e della storia» (Franz Krauspenhaar)

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«Il suo è davvero un mondo plurale, e altrettanto drammaticamente plurali ne sono le contraddizioni» (Giorgio Luzzi)

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«Vocazione, dono, attenzione, passione... e poi il mondo, questo nostro, infilzato da parte a parte, in ogni dettaglio, cantato con nitidezza e urgenza. Un canto politico» (Mariangela Gualtieri)

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«Un poema della vertigine del limite fisico e mentale» (Tiziana Catenazzo - La Repubblica)......

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«Appare simile alla costruzione di un mandala dove la sabbia che scende lentamente costruisce l’immagine. Nei versi di Tiziano Fratus la sabbia sono le parole e la poesia è il mandala che ne risulta. Sacro, labirintico, colorato» (Isabella Moroni - Artapartofculture)
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«Una scrittura onnivora, determinata a ingoiare il mondo intero» (José Mario Silva - Diario de Noticias)

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( 2010 © da Nuova Poesia Creaturale )

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Il Dio dei sassi 

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Da cattolico non amavo andare al cimitero, la domenica mattina,

dopo messa, mio padre mi portava a pulire la tomba del nonno,

una lastra di granito nera: per lui non era mai morto, tirava fuori

uno straccio e iniziava a lucidare la superficie, pulendola credeva

che Dio non l’avrebbe mai fatto sparire: c’erano giorni, quando

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il sole ti entra dentro e certi ricordi non li puoi tenere nascosti, in

cui li vedevo, nei suoi occhi come biglie, il bambino che era mio

padre e l’uomo che era suo padre, si tenevano per mano, sbilenchi,

camminando a piedi scalzi lungo un sentiero di ghiaia: era l’ultima

volta in cui era stato sinceramente felice, scoprivo che in qualche 

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maniera se ne pentiva: ora vivo accanto ad un cimitero ebraico, loro

non sono come noi, non li hanno i sentieri in ghiaia, non li hanno

i tassi che in autunno germinano bacche rosse che al tatto si

slabbrano: eppure, dovunque vado, raccolgo un sasso che metto

in tasca, quando non ci stanno più fingo di ricominciare da zero

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e riempio l’altra tasca: piango, a mio modo, le foglie che si

depositano sulla tomba del nonno, che non era ebreo, non era

cattolico, era soltanto un povero cristo comunista, che si era

sempre ammazzato di lavoro fino a quando lo spedirono al fronte,

a incapsulare nel mirino teste di falegnami russi che come lui non

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avevano mai capito dove stesse il bene e dove stesse il male: piango,

a mio modo, mio nonno, piango, a mio modo, i soldati russi che

ha ammazzato per non essere a suo modo macellato, piango, a

mio modo, mio padre che lo ha sempre portato nel fondo degli

occhi convinto di essere l’unico dei fratelli che ancora ricordava

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la sua voce e la sua risata: piango, a mio modo, me stesso che da

bambino venivo trascinato in un cimitero pieno di gente che si

incontrava per lucidare tombe, riempire annaffiatoi verdi con il

numero dei litri cerchiato, discutere di figli e di lavoro: piango,

a mio modo, tutto questo raccogliendo pietre che poso, una ad

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una, sulle lapidi nel cimitero ebraico: c’è una bellezza da inizio

del mondo nel mettere ordine in ciò che non ti appartiene

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© 2006-2010