Gianni Marchetti è nato a Novara dove vive e lavora come insegnante di Filosofia. Ha pubblicato la raccolta di racconti Francese alle medie (Lampi di Stampa, Milano 2006), le raccolte di poesie Una donna così (Manifattura Torino Poesia, Torino 2008) e Per nessuna ragione al mondo (Manifattura Torino Poesia, Torino 2009); ha curato l’antologia Documenti di viaggio. Dodici poeti novaresi (Manifattura Torino Poesia, Torino 2008); ha inciso, in collaborazione col compositore Andrea Trecate un cd di poesie sul jazz intitolato Fa rima con Jazz (2008). Sue poesie sono tradotte in francese e pubblicate nell’antologia Poèmes chuchotés sur la berge du Pô (ELR Edizioni Le Ricerche, Losone 2008), in inglese su «Quarterly Literary Review Singapore» (2008). Ha letto le sue opere in numerose manifestazioni nazionali ed estere, spesso accompagnato da musicisti jazz e blues (Festival della Poesia di Arezzo, Fiera internazionale del Libro di Torino, Novara Jazz festival, Comédie du Livre di Montpellier). È stato ospite all’Institut Culturel Italien di Marsiglia. Nel 2010 esce una sua conversazione nel volume Il mulo è scettico per natura mentre la sua poesia è in corso di traduzione in lingua inglese e in spagnolo, pubblicata in antologie dedicate alla nuova poesia italiana in Canada, Spagna e Viet Nam, sulle pagine della rivista «Ping Pong» della Henry Miller Library nella storica Big Sur, California, sulle pagine della rivista indiana «Kritya. A Journal of Poetry».

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scheda volume

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«La catena fonica di Marchetti viene giocata con grande ironia e con finissima sensibilità letteraria, quasi un joyciano “flusso di coscienza” di marca Dedalus» (Giuliano Ladolfi - Corriere di Novara)

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«Pizzica le corde dell’ironia più aguzza, dei rovesciamenti più arguti dietro le orme del Bukowski più ludico e disincantato» (Giovanni Tesio - La Stampa)

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«Le poesie di Marchetti hanno un ritmo talvolta serrato altre volte riflessivo, alcune evocano locali fumosi pregni di sofferti pentagrammi, altre suggeriscono spigolosi fraseggi chitarristici» (Riccardo Caccia - Buscadero)

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«Prima arriva il suono. Poi si sente anche la luce, ed è quella della poesia. È come un temporale rovesciato in cui tuono e fulmine si scambiano le velocità [...] Marchetti, il poeta jazz, ha messo insieme un centinaio di liriche (95 per la precisione), un intero caricatore poetico marchiato Torino Poesia e l’ha puntato contro il lettore» (Alessandro Barbaglia - Tribuna novarese)

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( Da Una donna così, Edizioni Torino Poesia, Torino, 2008; Poèmes chuchotes sur la berge du Po. Six poètes de Turin Poésie, ELR Edizioni Le Ricerche, Losone, 2008 )

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Una donna così

 

A quella donna ho concesso il dono

Di amarla gratuitamente

Esserne cococodipendente

Spendere in saldi i soldi

Del conto corrente

Perdendo allegramente

Il conto delle assenze

 

A quella donna non ho chiesto ragione

Giustificazione

Una domanda una carta assorbente

Lei è stata  supplente

Di lato di sopra e di sotto

Al niente

 

Per una donna così fai tutto

Anche le rime

Anche le canzonette

 

Quella donna l’ho serigrafata

Dattilografata con dita di ferro

E cartocarbonata mille volte

In copie sempre più nitide

In mani sempre più sporche

In carte appallottolate

In dozzine di matite temperate

In lentissime ore di straordinario

 

Quella donna lì io l’ho lavata anche sotto

Stirata in ogni sua piega

Laccata in ogni  sua messa in piega

Stesa ad asciugare nuda

In un posto riparato da invidie

E pieno di sole saggiamente filtrato

E spalmata da maschio prudente

 

Le ho comprato in fiera uno stendibiancheria

Mai usato

Che abbiamo poi  ripiegato e mai spiegato

L’ho colorata in arancione quando virava al marrone

 

L’ho mostrata a persone

Che hanno lasciato cadere la cosa

Che non mi hanno dato ragione

Inarcando le sopracciglia e

Rimettendosi a posto il pacco

 

L’ho restituita al mittente

L’ho prestata a gente che non  voleva

Più ridarmela indietro

Ho riscosso il mio credito con calci e pugni potenti

L’ho presa in ostaggio nella mia mancanza di coraggio

L’ho riscattata svendendo in nero uno dei due coglioni a un ricco straniero

L’ho prostituita alla mia  voglia di strafare

Le ho fatto del male alla vigilia di Natale

 

Ho cercato di infilarla nelle pagine di una

Rubrica senza numeri telefonici

L’ho chiamata al numero nuovo delle sue cellule

E in quel periodo c’era la segreteria telefonica

L’ho abbronzata allo scotto della rinuncia

L’ho rotta

L’ho ricucita

L’ho sbiadita

L’ho abbozzata

L’ho rifinita

Le ho fatto far finta di tutto

Abbiamo giocato a imporci

Protesi inutili

Ma spassose

 

Mi ha fatto prestare dei soldi

Per farmi rifare i denti

Le ho rifatto il mondo con lei dentro che dormiva

Le ho fatto credere che soffriva perché era sensibile

L’ho fatta sentire passiva

Ma niente serviva

Non l’ho mai pagata

Non l’ho piegata

Non l’ho spiegata a se stessa

Non l’ho ripiegata

Non me ne farò una ragione

 

A quella donna ho voluto dare un posto

Un corso

Le ho voluto dare  un vano

In cui inginocchiarsi a pregare

O a succhiare

Le ho dato una speranza di cui

Non ha mai avuto bisogno

Una cittadinanza nel mio deserto

Le ho dato una stanza tutta per sé

A quella donna ho tirato fuori il latte

Ho soffiato il naso

Ho pulito il culo

Ho riempito il vuoto

 

Ho detto di sì al Grande Viaggio di notte per Mare

Ho fatto carte false

Portando il suo odor come un blasone

Ho rifiutato di fare la distinta coppietta

Ho fatto finta di essere il suo protettore

Mentre lo ero davvero

Ci siamo sputtanati puttanizzati  abbiamo fatto amicizia

Con l’ex troia del porno shop

Che suona la sveglia ai vecchietti addormentati nella cabina del

peep-show

 

Quella donna mi ha chiesto tutto e io gliene ho dato il doppio

Quella donna mi ha chiesto di esserci

E io ci sono stato settanta volte sette

Mi ha chiesto di farla

E io ci ho provato continuamente

Finché non mi è venuta bene

Anzi benone

Mi ha chiesto di amarla e io ci sono cascato

Mi ha chiesto coraggio e io mi sono rialzato

 

Mi chiesto di piangere con lei

Di perdere tutto

Di andare a  braccetto al nostro funerale

Di nasconderci dietro a un cipresso

E fare sesso orale

Ed è stato

Non male…

 

Quella donna mi chiesto di annusarla

Mi ha chiesto di bucarla

Di legarla

Ad un palo d’acciaio sotto il temporale

Di portarla dove poteva perdersi

O farsi violentare da un malintenzionato

 

Mi ha chiesto di fare il bucato

Di spremere agrumi

Di scioglierla e di coagularla

Di raddoppiarle la flebo

Di attaccarci le malattie

E ci siamo sputati in bocca

 

Di morire con lei

  

Per la prima volta

Su una cosa importante

Le ho mentito

Le ho detto

Ancora

Di sì

Di andare avanti lei

Che avevo bisogno ancora

Di un verso

Ancora di uno minuto

In cui avrei finito

Una donna così

Di pensarla

Di schizzarla

 

Di cancellarla

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