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Frau
sulle pagine di «Nazione Indiana» del 22/1/2008
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VASI
COMUNICANTI
PAESAGGI
DI UN'ANIMA Franz
Krauspenhaar
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Quando
un libro è importante? Soprattutto, direi, quando
è necessario. E Frau, di Francesca
Tini Brunozzi, Torino Poesia, pagg.107 euro
10, è un libro necessario. In un mercato
editoriale “facile”, ovvero ricettivo a
qualunque idea di qualunque teddy boy dalla
penna dribblomane, è bene sostenere libri -
in prosa e poesia, poco importa - davvero
sentiti, molto ruminati, molto covati, molto
scritti, in definitiva. E il libro della
poetessa vercellese ha avuto una lunghissima
gestazione, poichè vi ritroviamo testi
scritti addirittura nel 96. Alcune poesie di
questa antologia personale sono state
pubblicate su riviste, altre sul web
(come nel caso del poemetto Brevi danze,
uscito presso la benemerita Biagio Cepollaro
E-dizioni e ripreso da noi qui).
La Tini Brunozzi è attiva da anni nel campo
della poesia civile e ha partecipato a
numerosi poetry slam in giro per l’Italia. E
la sua è spesso poesia civile: basti pensare
al poema - inedito prima della pubblicazione
in Frau- Padre mio che sei in
cielo, sorta di lunga preghiera direi
proprio religiosa diretta al padre defunto da
qualche anno, un tentativo - a mio avviso
riuscito - di chiudere i conti col genitore,
ex volontario della Luftwaffe a diciassette
anni, rispetto a quella scelta di campo
infelice. Il grande amore per il padre si
fonde con forza e asciutta partecipazione
emotiva a un discorso allargato, per
l’appunto di tipo civile; non è dato
perdonare una scelta sbagliata solo perchè a
farla è stato il nostro congiunto forse più
decisivo per le nostre sorti, ma certo, in
questo particolare e sofferto equilibrismo tra
ragioni delle idee e del cuore, si può
tentare, nel nome di una pace che è ricerca
inesausta negli atti di tutta una vita, di
mettere proprio il cuore di un padre in pace,
stanandone le colpe e ripulendolo con il
potere del racconto di una verità, nel bene e
nel male: la verità letteraria diventa così
l’unico mezzo per riportare alla pulizia di
una visione infantile, vale a dire immacolata,
la figura antica, antecedente alla nascita
della figlia poetessa. Ecco, grazie a
questa verità scomoda svelata, la poetessa dà
al suo canto metricamente contenuto, severo e
al contempo pieno di dolcezza, la valenza di
un riscatto generazionale, così che le colpe
dei padri vengono emendate dai figli tramite
il potere “alto” della parola poetica, che
diventa giocoforza parola di riscatto, oltre
che personale, civile. Direi che già il
poemetto di cui sopra vale il prezzo di
copertina.
Altro
interessante e importante capitolo di questa
“commedia” tutta intima ma anche
coinvolgente per il lettore più sensibile è
la già citata Brevi danze; grazie
alle rime e un incedere elegante e di grande
scioltezza, la poetessa racconta fatti del suo
sentimento e del suo essere donna che lavora e
che scrive con sofferta leggerezza. La poesia
della Tini Brunozzi, e in questo libro è
sempre così, si muove dipanando- spesso con
effetti incantatori- le immagini con
velocità spesso abbagliante, ma sempre
intessendo i mobilissimi quadri di un vero
dramma, personale o di altri o
dell’osservazione, come In questa estiva
triste e mattutina, poesia nella quale
chi scrive osserva una bambina marocchina
addormentata sull’autobus in braccio alla
sua mamma, in preda a un ipnotico
incantamento.
Ne
esce sempre fuori, dalle poesie moderne, a
volte sensuali, a volte toccanti della Tini
Brunozzi, una malinconia di fondo, che è
forse la malinconia del mondo, o è forse quel
sentimento di struggimento che hanno gli
amanti spesse volte, sentendo nel momento più
bello - per contrappasso d’un esistere
perverso in una vita sempre più difficile -
il guaire sempre più prolungato della fine.
Bello
e particolarmente originale il poemetto Poltrona
Frau, anche questo scritto poco prima
della pubblicazione, fatto di “disegni”
secchi e quasi volanti, che dimostrano come la
poetessa sappia maneggiare un intero mondo dei
sentimenti con pochissime frasi, dipingendo
quasi degli acquarelli poetici che narrano i
molteplici paesaggi di un’anima.
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