Susanna Piano è nata nel 1963, su un tavolo di cucina, in una pese ai piedi della Alpi piemontesi. Nel 1975 si è trasferita a Ginevra, vivendo in seguito in diverse città nordeuropee. Nel 1990 si laurea a Torino in Lingue e Letterature Straniere con una tesi sulla poesia postmoderna di John Berryman. Nel 1994 viene inserita nell'antologia Opere d'Inchiostro a cura dell'Osservatorio Poetico Giovanile della Città di Torino, nello stesso anno vengono pubblicate alcune sue novelle nell'antologia Microracconti. La sua opera prima di poesie, Canti Affranti, viene pubblicata nel 1995 a Venezia da Paolo Ruffini per le Edizioni del Leone. Seguono numerose antologie, tra le quali Infanzie, a cura di Ferdinando Albertazzi, edita a Roma nel 2001. Nel 2005 pubblica la seconda raccolta di poesie, Come formiche in un guscio di noce, Edizione del Leone. Tra le sue attività scientifiche in campo letterario si ricordano il convegno curato per le Biblioteche Civiche Torinesi con lo scrittore Carlo Villa nel 2006, il ciclo di incontri su Anna Maria Ortese in occasione della mostra Concepire l'infinito nel 2008. 

Per le Edizioni della Manifattura Torino Poesia collabora all'antologia Pollockiana, curata nel 2009 da Francesca Tini Brunozzi, pubblica nel 2010 il volume antologico Poesie per le ore del giorno, che raccoglie poesie edite ed inedite, e partecipa al volume Il mulo è scettico per natura. Conversazioni con poeti che abitano il Piemonte. Vive a Torino.

 

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scheda volume

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«Una poetessa arborea che attende la maturazione lenta dei frutti della parola»

(Tiziano Fratus)

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«Sotto l'esile guscio che le contiene c'è qualcosa che arde, vorrei dire che scotta. Una sorta di disperata tensione che, per essere sommessa, non è meno radicale» (Guido Davico Bonino)

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«Versi che... ascoltano la natura, che si lasciano ascoltare da chi se ne sta zitto a lungo» (Erri De Luca)

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( Da Come formiche in un guscio di noce, Edizioni del Leone, Venezia 2005 )

 

FRONDE

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Aver amato è poca cosa: 

non bagna i fiori il pianto estinto. 

Ben altro è amare: 

sentir frusciar le fronde 

contro il buio 

e nulla saper 

se non la nostra inconsistenza 

 

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CANTI DI MONTAGNA

 

II

 

premeva l'anima innevata 

contro il cuore 

e la sua parete ghiacciata 

finché una Luce 

dall'alto scese 

e sgorgò una sorgente 

da pupille scoscese

 

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© 2006-2010