Elena Pugliese è copywriter free lance,  autrice di testi teatrali, poesie e documentari. Le sue poesie sono state pubblicate sulla rivista Sagarana n. 12 e 18. Ha ricevuto il Premio Pannunzio 2000. Segnalata al Premio Letterario Città di Melegnano 2002. Ha partecipato a Roma Poesia 2005 - Doctorclip: Primo Festival Internazionale di video poesia. Per il teatro ha realizzato i seguenti testi drammaturgici: A Woman left lonely. Omaggio a Janis Joplin, rappresentato in numerosi teatri d’Italia. Photograph 51, un testo di teatro/scienza. Ha partecipato, tra l’altro, a Theatropolis 2000 - Festival Internazionale di Teatro. Come co-autrice ha partecipato alla stesura di La mia vita a luci rosse, documentario biografico sulla vita di Ilona Staller, regia di Claudia Tosi, distribuito dalla Columbia Tristar.  

 

 

 

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2 Poesie

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Autunno

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Autunno.

Fumo di caldarroste. Le lontananze si avvicinano

e io puzzo di vecchio.

Puzza il calore del tempo che respiro

Puzzano le mani che sfregano nella nebbia in cerca

di un’altra altitudine

Puzza questo sabato che da bravo vecchio non ha scadenze

ma solo attese.

Puzzo come un cammello che rumina castagne

tanto domani lo so

un nuovo temporale farà scoppiare i colori dell’estate

e tornerà l’impazienza

meravigliosa urgenza di gioventù.

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..............................4 novembre 2005

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Buongiorno Torino

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Esco da un nuovo portone ad un’ora insolitamente mattutina.

Il sellino nero della bici è lucido di brina.

Chiudo bene il cappotto con la sciarpa

il respiro è fumoso, una sfregata alle mani e via

pedalo sul pavé.

Via Po ha perso il suo punto di fuga

il mio punto di riferimento, nonché d’arrivo: la Gran Madre.

E’ una di quelle mattine in cui la nebbia fa onore alla vecchia Signora: donna intimista, riservata e mistica.

Mi ci immergo e sparisco anch’io.

Troppo fitta per vedere, troppo presto per sentire.

Torino è furtiva come un’amante.

Cosa c’é sotto questo velo di pudore?

La Signora di sé

si é forse concessa all’ombra delle sue memorie aristocratiche?

L’aria è fredda

e con gli occhi che mi lacrimano dal vento cerco qualche indizio.

Un portico segue l’altro, qualche finestra è giù accesa

mentre una serranda, come tante, non ha ancora alzato il sipario

finché la vetrina di un bar mi mostra le prime sfornate e non solo.

Su di lei il riflesso di me: assediata, conturbata e stravolta.

Ecco le tracce di una notte senza nome

quelle che lasciano con il fiato sospeso e il viso rosso di vergogna.

E mentre la nebbia si alza e ci spoglia di ogni pallido pudore

Vergogna!

la Signora fugge a Palazzo

e io la seguo

mascherandomi della sua austerità.

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.................................2002

 

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