Luca Ragagnin è nato a Torino nel 1965. Ha esordito come poeta con le sillogi L’Angelo impara a cadere e Piccoli crolli sinfonici (Premio Montale 1995). In versi ha successivamente pubblicato le raccolte Fabbriche Lumiére (1998, Premio San Domenichino), Biopsie (2000), La balbuzie degli oracoli (2003) e Videre Leviter (2004). I suoi libri in prosa sono Adone fatto a pezzi (1997), Anime pixel (1998), Pulci (1999), Il piccolo libro degli addii (2000), Lìnkati Stockhausen (2001), Marmo rosso (2003), Canzoni da mangiare (2003), Misfatti unici (2006), Viaggi verso la fine (2006), Un amore supremo (2009). Con Enrico Remmert ha pubblicato Elogio della sbronza consapevole (2004), Elogio dell’amore vizioso (2006) e Smokiana (2007)È autore di testi di canzoni per musicisti di varia estrazione. Per le Edizioni Torino Poesia ha pubblicato la raccolta Granny Smith (2007), da cui poesie sono state tradotte e pubblicate in Portogallo, Francia e Polonia, nell'antologia bilingue italiano/francese Poesie mormorate lungo la riva del Po. Sei poeti di Torino Poesia (2008, Edizioni Le Ricerche). 

.....................

--

-

-

....................

scheda volume

scheda volume

........

.......

.......

.......

......

.....

....

 

.......

.......

.......

......

...

...

 

....

...

...

..........

..

..........

.

.

Autoritratto: Ha cominciato a scrivere versi nel 1980 dopo avere fallito miserevolmente la carriera di astronauta; causa: l’improvvisa scoperta delle vertigini dopo una disastrosa avventura su di un ottovolante. Così, non potendo farlo nella realtà, gli piace volare molto sulla pagina, e nel maggior numero possibile di cieli. Ecco perché scrive poesie, poemetti, testi teatrali, filastrocche, racconti, romanzi, manualetti e testi di canzoni.

.

( Da Granny Smith, Edizioni Torino Poesia, Torino 2007 )

..........

..........

Mar Morto privato

    .......

Un oracolo tardivo arpiona calmo,

al culmine del sacro indifferente sangue

il volto.

 

Il volto nero, appeso

in cui, senza trasmettere, intrisi,

io e te per cupidigia,

per disperazione

governiamo

ancora tremuli di fede,

deflorati al nostro stesso tradimento,

impoveriti.

 

La grana primordiale, la materia

aperta,

spalancata al ventre degli eletti

non ha mai avuto verbo.

 

Io e te,

il volto vero, arreso,

in serbo un gran finale,

ci accorderemmo su somme giustizie,

sopra un amplesso eterno un solo istante.

.......

............

............

© 2006-2009